PARTE SECONDA
LO SPIRITO DI PROFEZIA DEL BEATO FRANCESCO
CAPITOLO XV
INVITA IL SUO MEDICO A PRANZO
MENTRE I FRATI SONO SPROVVISTI DI TUTTO
E IL SIGNORE PROVVEDE ABBONDANTEMENTE AL NECESSARIO.
LA PROVVIDENZA DI DIO VERSO I SUOI
629 44. Trovandosi Francesco in un eremo presso Rieti
, era visitato ogni giorno dal medico per la cura degli occhi.
Una volta il Santo disse ai compagni: «Invitate il medico
e preparategli un buon pranzo».
«Padre, - rispose il guardiano - te lo diciamo con rossore,
ci vergogniamo ad invitarlo, tanto siamo poveri in questo
momento».
«Volete forse che ve lo ripeta?» insistette il
Santo.
Il medico era presente e intervenne: «Io, fratelli carissimi,
stimerò delizia la vostra penuria».
I frati in tutta fretta dispongono sulla tavola quanto c'è
in dispensa: un po' di pane, non molto vino e per rendere
più sontuoso il pranzo, la cucina manda un po' di legumi.
Ma la mensa del Signore nel frattempo si muove a compassione
della mensa dei servi. Bussano alla porta e corrono ad aprire:
c'è una donna che porge un canestro pieno zeppo di
bel pane, di pesci e di pasticci di gamberi, e sopra abbondanza
di miele ed uva.
A tale vista i poveri commensali sfavillarono di gioia, e
messa da parte per il giorno dopo quella miseria, mangiarono
di quei cibi prelibati. Il medico commosso esclamò:
«Né noi secolari e neppure voi frati conoscete
veramente la santità di questo uomo». E si sarebbero
di certo pienamente sfamati, ma più che il cibo li
aveva saziati il miracolo.
Così l'occhio amoroso del Padre non disprezza mai i
suoi, anzi assiste con più generosa provvidenza chi
è più bisognoso. Il povero si pasce ad una mensa
più ricca di quella del re, quanto Dio supera in generosità
l'uomo.
LIBERA FRATE RICCERIO DA UNA TENTAZIONE
630 44a. Un frate di nome Riccerio, nobile di costumi
quanto di nascita, aveva tanta stima dei meriti di Francesco
da credere che uno avrebbe meritato la grazia divina, se avesse
goduto della benevolenza del Santo, in caso contrario, sarebbe
andato incontro all'ira di Dio. Per questo aspirava ardentemente
ad acquistarsi la sua amicizia, ma temeva grandemente che
il Santo trovasse in lui qualcosa di vizioso, anche se nascosto,
e che ciò lo allontanasse ancor più dalla sua
grazia. Questo timore lo torturava di continuo né riusciva
a manifestarlo ad alcuno. Ma un giorno, turbato come sempre,
si avvicinò alla cella nella quale Francesco stava
in preghiera. Conoscendo nello stesso tempo il suo arrivo
ed il suo stato d'animo, l'uomo di Dio lo chiamò a
sé e gli disse con benevolenza: «Nessun timore,
nessuna tentazione ti turbi mai più, figlio mio, perché
mi sei carissimo. E fra quanti mi sono più cari, ti
amo di un amore particolare. Vieni a me senza timore, quando
ti piace, e da me riparti con tutta libertà a tuo piacimento».
Il frate restò pieno di meraviglia e di gioia alle
parole del Santo e da allora in poi sicuro del suo affetto,
crebbe anche, come era suo convincimento, nella grazia del
Salvatore.